martedì 7 dicembre 2004

Economia della Felicità e qualità della vita

Secondo un filone di studi chiamato “Economia della Felicità” siamo arrivati ad un punto in cui il dibattito sul rapporto tra ricchezza e felicità non è più ristretto ad un élite, non vi sono solamente gli appartenenti ad una cultura antagonista a criticare aspramente la relazione tra benessere materiale e felicità, ora anche alcuni economisti cercano delle relazioni tra gli indicatori di ricchezza materiale (PIL) e il grado di soddisfazione sociale.
Per studiare, quindi, con efficacia il livello di benessere della popolazione gli indici della produzione, del reddito pro capite, dell’export devono essere integrati con altri che siano in grado di documentare il livello di qualità di vita dal punto di vista sociale, ambientale, relazionale ecc.
Legambiente nel suo annuale rapporto sulla qualità ambientale dei Comuni capoluogo di provincia (Ecosistema Urbano 2005) utilizza alcuni di questi parametri per stilare la sua classifica, 26 per la precisione (dalla raccolta differenziata al trasporto pubblico, dall’abusivismo edilizio, al verde, dallo smog all’acqua potabile).
Secondo questa classifica nell’ultimo anno Bergamo ha perso ben sette posizioni, uscendo dalle migliori dieci in Italia, la dicotomia tra benessere economico e qualità della vita continua quindi a rappresentare un vero terreno di sfida per il governo del nostro territorio, dove a fronte di una situazione economica e occupazionale che pare, nonostante tutto, ancora positiva, dall’altra parte il livello di “qualità di vita urbana” non lo è altrettanto.
La sfida, certamente difficile, è quella di conciliare queste due priorità, contemperando al meglio competitività territoriale e qualità urbana, consci del grave ritardo infrastrutturale (pensiamo alle vie di comunicazione), ma anche che il reddito non è più l’indicatore esaustivo e che occorre ripensarne lo sviluppo in termini più umani.
Ciò che in questa fase dovrebbe segnare il governo del nostro territorio è l’attuazione di politiche che consentano di fare di più e meglio con meno, con un inferiore impatto ambientale e il consumo di minor risorse naturali possibile, perché una volta raggiunta una sufficiente base materiale occorre proiettarsi nel miglioramento del valore immateriale della qualità di vita.
Inoltre tra i fattori immateriali che determinano un’elevata qualità di vita vanno considerati:
- i servizi alla persona, anche di fronte agli indici demografici e alle nuove povertà, rafforzando quella rete di protezione, che oggi viene definita welfare community e cioè a parità di risorse meno Stato, più solidarietà orizzontale;
- le chances in termini di formazione e crescita culturale, che rappresentano una precondizione indispensabile per rendere gli individui in grado di affrontare positivamente il cambiamento e le evoluzioni della società globale.
Per riuscire a raggiungere questi obiettivi l’azione politica e amministrativa deve favorire un’elevata integrazione tra sviluppo economico industriale, un’adeguata tutela ambientale ed una forte valorizzazione dei beni culturali, viste anche come opzioni utili per l’affermazione del comparto turistico.
Quest’ultimo non rappresenta certo un elemento sostitutivo della vocazione manifatturiera di Bergamo, ma un utile prospettiva che può aggiungersi in perfetta sinergia con le attività già esistenti, dal momento che il rafforzamento dei servizi e dei collegamenti interurbani e di scala regionale offre potenzialità al servizio di tutti. In particolare nell’ambito del turismo culturale e naturalistico il salto di qualità si realizza nella capacità di recepire mentalità gestionali e risorse economiche dal mercato, senza limitarsi allo stanco compiacimento del proprio giacimento paesistico e monumentale e alla propensione campanilistica.
Infine non si deve dimenticare il supporto offerto da maggiori investimenti nell’innovazione, utilizzando come leve le nuove tecnologie, la ricerca e l’università, mettendo in relazione tutte le competenze e le potenzialità presenti.
Il saper tenere insieme questi fattori, reperire risorse economiche a tutti i livelli richiede uno sforzo epocale, per riuscire, forse per la prima volta, a mettere in atto quelle collaborazioni tra i soggetti sociali, riccamente presenti nella nostra comunità, senza le quali si resta nel piccolo cabotaggio.
Tuttavia le trasformazioni e l’affacciarsi di un modello di competizione virtuosa tra le geocomunità non consentono che un percorso obbligato: e quindi una scelta tra eccellenza o marginalità.

mercoledì 1 dicembre 2004

PARTE LA SFIDA DELL’OPPOSIZIONE LIBERALE

Attorno a Valerio Zanone si costituisce l’Associazione per la Democrazia Liberale
Tra i primi aderenti Enrico Letta, Antonio Maccanico, Natale D’Amico, Gianni Vernetti
Rutelli: “Iniziativa importante, darà un contributo utile e trasversale a tutte le forze dell'Ulivo”


«I tre anni e mezzo del governo Berlusconi sono stati più che sufficienti per deludere gli illusi; il partito liberale di massa è svanito nei sogni perché non è mai esistito nei fatti. Oggi in Italia democrazia liberale significa opposizione liberale». Con queste parole Valerio Zanone ha salutato la costituzione dell’Associazione per la Democrazia Liberale, che non vuole essere e non è un nuovo partito né una corrente di partito: lo scopo è quello di coordinare le voci disperse dei liberali oggi all’opposizione, e di contribuire con iniziative di segno schiettamente liberale al progetto dell’alternativa riformista.
Attorno a uno dei leader storici del PLI si riuniscono personalità del mondo della politica, dell’informazione, dell’imprenditoria. Dopo la prima riunione di Bologna, l’appuntamento è a Roma per sabato 4 dicembre: un passo importante per il rapido rafforzamento dell’iniziativa, che già riunisce liberali aderenti al partito di “Democrazia è Libertà” (la Margherita) e liberali indipendenti da ogni partito.
Tra le prime adesioni di peso, quelle di Enrico Letta, che ha seguito con entusiasmo le fasi precedenti la costituzione dell’associazione, di Antonio Maccanico, Natale D’Amico, Gianni Vernetti. Ma anche della vicepresidente dell’Internazionale Liberale Beatrice Rangoni Machiavelli, del giornalista Federico Orlando, di amministratori locali di varie Regioni, tra gli altri il sindaco di Pordenone Sergio Bolzonello, l’Assessore alla Cultura di Gorizia Claudio Cressati, l’Assessore al Bilancio Paolo Peveraro, l’Assessore all’Urbanistica di Bergamo Valter Grossi.

“Grande apprezzamento per l'iniziativa” è stato immediatamente espresso in una nota dal presidente della Margherita Francesco Rutelli. «È – spiega Rutelli – un'ottima notizia che eccellenti personalità del liberalismo italiano, sotto la guida di Valerio Zanone, abbiano deciso di mobilitare le proprie competenze nel campo del centrosinistra. La Margherita, che già vede nelle proprie fila molti dirigenti, amministratori, eletti di storia e cultura liberale, si attende molto da questa iniziativa in termini di progetti e proposte, come contributo utile e trasversale a tutte le forze dell'Ulivo».

Valerio Zanone approfondisce ulteriormente gli obiettivi del progetto: «Le iniziative dell’associazione tradurranno in azioni le categorie della democrazia liberale: trasparenza, liberalizzazione, innovazione, giustizia, potere limitato, laicità, modernizzazione. Trasparenza sia nei mercati finanziari a tutela dei risparmiatori sia nella pubblica amministrazione al servizio dei cittadini. Liberalizzazione e non solo privatizzazione delle imprese pubbliche, anche locali. Innovazione per offrire ai giovani opportunità d’occupazione non precaria, attraverso la ricalibratura del welfare e la destinazione di risorse prioritarie alla scuola pubblica. Giustizia uguale per tutti, in luogo delle scandalose leggi ad personam. Potere limitato dalle istituzioni di garanzia, che nello Stato liberale sono stabilite contro l’abuso del potere di maggioranza. Laicità dello Stato e della legge contro l’assunzione di valori religiosi al servizio della politica. Modernizzazione nel quadro della cittadinanza europea, ad opera di una nuova generazione attrezzata per interpretarla. L’associazione per la democrazia liberale indica nel suo nome non solo l’appartenenza dei promotori, che sono tutti liberali da sempre ed immuni da vuoti di memoria; ma lo scopo, perché la democrazia liberale è in Italia incompiuta, ogni giorno celebrata a parole ma tradita nei fatti».