Secondo un filone di studi chiamato “Economia della Felicità” siamo arrivati ad un punto in cui il dibattito sul rapporto tra ricchezza e felicità non è più ristretto ad un élite, non vi sono solamente gli appartenenti ad una cultura antagonista a criticare aspramente la relazione tra benessere materiale e felicità, ora anche alcuni economisti cercano delle relazioni tra gli indicatori di ricchezza materiale (PIL) e il grado di soddisfazione sociale.
Per studiare, quindi, con efficacia il livello di benessere della popolazione gli indici della produzione, del reddito pro capite, dell’export devono essere integrati con altri che siano in grado di documentare il livello di qualità di vita dal punto di vista sociale, ambientale, relazionale ecc.
Legambiente nel suo annuale rapporto sulla qualità ambientale dei Comuni capoluogo di provincia (Ecosistema Urbano 2005) utilizza alcuni di questi parametri per stilare la sua classifica, 26 per la precisione (dalla raccolta differenziata al trasporto pubblico, dall’abusivismo edilizio, al verde, dallo smog all’acqua potabile).
Secondo questa classifica nell’ultimo anno Bergamo ha perso ben sette posizioni, uscendo dalle migliori dieci in Italia, la dicotomia tra benessere economico e qualità della vita continua quindi a rappresentare un vero terreno di sfida per il governo del nostro territorio, dove a fronte di una situazione economica e occupazionale che pare, nonostante tutto, ancora positiva, dall’altra parte il livello di “qualità di vita urbana” non lo è altrettanto.
La sfida, certamente difficile, è quella di conciliare queste due priorità, contemperando al meglio competitività territoriale e qualità urbana, consci del grave ritardo infrastrutturale (pensiamo alle vie di comunicazione), ma anche che il reddito non è più l’indicatore esaustivo e che occorre ripensarne lo sviluppo in termini più umani.
Ciò che in questa fase dovrebbe segnare il governo del nostro territorio è l’attuazione di politiche che consentano di fare di più e meglio con meno, con un inferiore impatto ambientale e il consumo di minor risorse naturali possibile, perché una volta raggiunta una sufficiente base materiale occorre proiettarsi nel miglioramento del valore immateriale della qualità di vita.
Inoltre tra i fattori immateriali che determinano un’elevata qualità di vita vanno considerati:
- i servizi alla persona, anche di fronte agli indici demografici e alle nuove povertà, rafforzando quella rete di protezione, che oggi viene definita welfare community e cioè a parità di risorse meno Stato, più solidarietà orizzontale;
- le chances in termini di formazione e crescita culturale, che rappresentano una precondizione indispensabile per rendere gli individui in grado di affrontare positivamente il cambiamento e le evoluzioni della società globale.
Per riuscire a raggiungere questi obiettivi l’azione politica e amministrativa deve favorire un’elevata integrazione tra sviluppo economico industriale, un’adeguata tutela ambientale ed una forte valorizzazione dei beni culturali, viste anche come opzioni utili per l’affermazione del comparto turistico.
Quest’ultimo non rappresenta certo un elemento sostitutivo della vocazione manifatturiera di Bergamo, ma un utile prospettiva che può aggiungersi in perfetta sinergia con le attività già esistenti, dal momento che il rafforzamento dei servizi e dei collegamenti interurbani e di scala regionale offre potenzialità al servizio di tutti. In particolare nell’ambito del turismo culturale e naturalistico il salto di qualità si realizza nella capacità di recepire mentalità gestionali e risorse economiche dal mercato, senza limitarsi allo stanco compiacimento del proprio giacimento paesistico e monumentale e alla propensione campanilistica.
Infine non si deve dimenticare il supporto offerto da maggiori investimenti nell’innovazione, utilizzando come leve le nuove tecnologie, la ricerca e l’università, mettendo in relazione tutte le competenze e le potenzialità presenti.
Il saper tenere insieme questi fattori, reperire risorse economiche a tutti i livelli richiede uno sforzo epocale, per riuscire, forse per la prima volta, a mettere in atto quelle collaborazioni tra i soggetti sociali, riccamente presenti nella nostra comunità, senza le quali si resta nel piccolo cabotaggio.
Tuttavia le trasformazioni e l’affacciarsi di un modello di competizione virtuosa tra le geocomunità non consentono che un percorso obbligato: e quindi una scelta tra eccellenza o marginalità.
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