giovedì 9 aprile 2009

Franceschini, Il PD e le tasse


In un paese in cui la forbice tra ricchi e poveri si dilata oni giorno di più, la proposta di Franceschini per un' imposta straordinaria del 2% sui redditi superiori a centoventimila euro, se da un lato ha il merito di riproporre il tema della giustizia sociale, dall'altro mostra qualche limite.
Volendo esprimere una valutazione non soggetta ad ideologismi, mi pare di poter dire che in linea teorica essa ricalca l'idea che la tassazione, attraverso il criterio della progressività, possa atribuire allo Stato un certo potere redistributivo.
Tale idea trova ancor maggior giustificazione in un periodo di crisi come l'attuale e non può essere spacciata per una scelta di tipo bolscevico, come si vorrebbe far credere, perchè rappresenta un'opzione spesso sperimentata in molte tra le più evolute democrazie liberali del mondo, Stati Uniti d'America in primis.
Ciò che che però la indebolisce è la sua estemporaneità, probabilmente dettata dai tempi e dalle modalità di una politica ormai ridotta agli annunci e alla più irresponsabile demagogia.
Infatti essa prescinde da una serie di riflessioni che dovrebbero doverosamente essere anteposte all'utilizzo della leva fiscale, ben riassunte nell'articolo 81 della Costituzione repubblicana, sempre più ignorato dalla prassi.
In primo luogo si deve tener conto che questo prelievo agirebbe sullo 0,4 dei contribuenti che però rappresenta il 12% sul totale delle entrate tributarie, composto prevalentemente da redditi fissi, caraterizzati proprio per questo da un alto tasso di lealtà verso il fisco.
In secondo che tale manovra verebbe effettuata in presenza di un alto livello di evasione fiscale, producendo così l'effetto che a pagare siano sempre i soliti, per altro in questo caso rappresentati da categorie, senz'altro più capienti, ma maggiormente esposte ai rischi e alla competizione del mercato e per questo più pagate.
Inoltre proprio l'articolo 81 stabilisce che le leggi di bilancio non possano incorporare nuovi tributi e che le maggiori necessità debbano essere primariamente coperte da interventi sul lato della spesa, scelta che impone maggior rigore e utile strumento per stimolare una maggiore virtù nella gestione della cosa pubblica.
La proposta, che personalmente potrei ritenere anche condivisibile, avrebbe maggior credibilità se fosse accompagnata da ulteriori impegni sul fronte della razionalizzazione della spesa, della bonifica dello Stato e della ricerca di condizioni più eque nel campo delle tutele sociali.
Che senso ha chiedere sacrifici da parte di uno Stato incapace di riformarsi nelle sue strutture, nelle sue articolazioniperiferiche e nel welfare, che mantiene in vita evidenti sperequazioni generazionali, privilegi e storture di tutti i tipi ?
Credo che molti sarebbero ben disposti a versare questo contributo di solidarietà se avessero la percezione di un reale cambiamento, in grado di garantire che tali risorse non verrebbero sciupate per mantenere in vita un sistema pensionistico squilibrato, un ordinamento statuale obsoleto e rindondante, un apparato politico così pletorico, prebende e favoristismi ingiustificati.
Del resto queste riflessioni sono anche suffragate da alcune strane sospette adesioni, che provengono per esempio dalla Lega, alla quale interessa soprattutto ottenere in questa fase il consenso necessario per varare una riforma federalista, i cui costi sono ancora tutti da verificare.
Pertanto a mio modo di vedere non c'è da scandalizzarsi sul contenuto politico della proposta Franceschini ( una vera destra economica avrebbe tutta la legittimità di contestarla dal suo punto di vista) quanto piuttosto bisogna criticarne i limiti, che per un approccio rifomista stanno nella sua incapacità di produrre qualcosa di veramente innovativo sul piano della modernizzazione, dell'equità sociale e dei rapporti tra il cittadino e lo Stato.
"Quando al figlio del povero saranno offerte le medesime opportunità di studio e di educazione che sono possedute dal figlio del ricco, quando i figli del ricco saranno dall'imposta costretti a lavorare, se vorranno conservare la fortuna ereditata ........"; e ancora "La progressività delle imposte deve dare allo Stato i mezzi per fornire alla collevità i beni comuni della sicurezza sociale e della istruzione...."
Forse il liberalismo di Einaudi farebbe più bene al PD di La Pira.

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